gennaio 27, 2012

Le persecuzioni razziali in Val di Cornia

di librovolante

E’ uscito, nella Giornata della Memoria 2012 e per i tipi de La Bancarella (www.bancarellaweb.eu) il volume di Andrea Panerini “Elementi così sospetti così sospetti e poco desiderabili. Le persecuzioni razziali in Val di Cornia (1938-1945)” nella collana “Biblioteca del Libro Volante”
“Nelle località costiere della nostra provincia e specialmente in Castiglioncello e Quercianella si vanno trasferendo intere famiglie ebree, alcune delle quali si sono assicurate per abitarvi, anche isolate ville sul mare. Mi sembra che la presenza di elementi così sospetti e poco desiderabili in zone di indubbia importanza militare non sia da tollerarsi anche perché non influisce in modo tranquillizzante sullo stato d’animo della popolazione, e perciò, nel segnalarvi quanto sopra, mi permetto di prospettarvi l’eventualità di una Vostra azione diretta ad inibire il trasferimento di ebrei sul nostro litorale.” Ecco come venivano visti gli ebrei toscani nel dicembre 1923 dal federale fascista di Livorno. In questo volume Andrea Panerini ripercorre la vergognosa storia delle leggi razziali in Italia, degli ebrei di Piombino e della Val di Cornia, delle soffitte dell’Ospedale di Campiglia dove vennero internati dopo l’8 settembre 1943. Una pagina della nostra storia da far rivivere, per non dimenticare.

Andrea Panerini (1983) è studioso di Storia dei sistemi politici e costituzionali e di Storia della Chiesa. Attualmente sta completando gli studi teologici in vista del ministero pastorale nella Chiesa valdese. Delle sue ultime pubblicazioni segnaliamo la curatela della raccolta di scritti di Giuseppe Mazzini “Dal Concilio a Dio e altri scritti religiosi” (Claudiana, Torino, 2011). Per l’editrice La Bancarella ha recentemente pubblicato la silloge poetica “Litanie arabe” (2010) e la curatela della seconda edizione del volume di Giuseppe Mazzini “L’Italia, l’Austria e il Papa” (2011). E’ direttore della rivista “Il libro volante”.

Andrea Panerini, “Elementi così sospetti e poco desiderabili” Le persecuzioni razziali in Val di Cornia (1938 -1945). p. 66 ill., €. 9,00, Bross., Bib. Libro Volante n. 2, Piombino 2012 EAN 9788866150343

dicembre 11, 2011

Il governo Monti e la stella della finanza

di librovolante

Solo il conflitto sociale potrà essere un antidoto all’incombente postdemocrazia

editoriale di Rossano Pazzagli

La finanza non può essere lo specchio della società e i mercati finanziari globali non possono determinare il destino politico delle nazioni. Quando ciò avviene, come nell’Italia attuale, vuol dire che siamo di fronte a un modello degenerato dell’economia e ad una totale debacle della politica intesa come interprete dell’interesse pubblico e collettivo. È la postdemocrazia al potere.
Il passaggio dal governo Berlusconi al governo Monti costituisce un terreno di analisi eccezionalmente ricco e rivelatore dei caratteri di quella degenerazione, degli effetti di un capitalismo distruttivo sul piano sociale e ambientale di cui forse non ci rendiamo ancora sufficientemente conto. Ci vorrà un po’ di tempo prima di disporre di analisi metodologicamente corrette sul valore paradigmatico e rivelatore di tale passaggio.

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dicembre 9, 2011

Il volto di Dio nella storia

di librovolante

Recensione di Ada Prisco*

Giuseppe Mazzini, Dal Concilio a Dio e altri scritti religiosi, a cura di Andrea Panerini, Claudiana, Torino 2011

Affrontare il viaggio nei testi prodotti da Giuseppe Mazzini e raccolti in questo volume risulta particolarmente opportuno nell’anno che celebra i 150 anni dell’Unità d’Italia. Nel compiere questo tragitto, lungo il quale si acquisisce la consapevolezza della distanza che ci separa da questa pietra miliare del nostro Risorgimento, sono preziose sia la guida del curatore, Andrea Panerini, studioso di storia contemporanea, sia la prefazione al libro di Paolo Ricca, pastore valdese e già professore di Storia della Chiesa presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma.

La raccolta include 3 saggi scritti in un italiano appassionato del 1800 non sempre di facilissima lettura, ma sempre prova inequivocabile del fermento culturale dell’epoca: Dal Papa al Concilio (1832), Dal Concilio a Dio (1870), Dubbio e fede (1862); a questi si aggiunge la breve e struggente Preghiera a Dio per i piantatori, scritta da un esule (1846), che Mazzini scrisse su richiesta di William Shaon come intervento nel dibattito in corso negli Stati Uniti sull’abolizione della schiavitù (i «piantatori» sono infatti i proprietari terrieri che piantavano cotone utilizzando schiavi di colore).

La brevità del libro (110 pagine comprensive di prefazione e premessa) può trarre in inganno. Al lettore si presenta come un denso concentrato di idee. Per parlarne entrando in alcuni contenuti, si è comunque facilitati dal ritorno ricorrente, più o meno esplicito, di tre idee chiave inanellate fra loro ed enunciate nel programma che «la Morale fa agli uomini», laddove, con un artifizio letterario, lo scrittore immagina che la Morale stessa prenda la parola. Dio, Progresso, Umanità (tutte con l’iniziale maiuscola nell’originale, come si legge): è a queste parole che è necessario applicarsi per orientarsi negli scritti, ricordando che il loro senso scaturisce dall’ambiente storico e culturale che le ha generate e non trascurando che da ognuna può scaturire interesse ancora attuale.

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dicembre 1, 2011

Storia di un impiegato d’amore precario

di librovolante

racconto di Vanessa Lorusso*

Paolo era nato in una fredda sera d’inverno, in un giorno anonimo dei primi anni ’80. Per tutta la sua infanzia era cresciuto credendo alla poesia delle favole, alla potenza degli sguardi amici, al senso di libertà di una corsa nei prati, alla grandezza della natura in ogni suo ciclo stagionale. Ancora ragazzetto aveva deciso di iniziare subito il suo lavoro d’impiegato d’amore. Di questo lavoro sapeva poco, perché, in verità, l’amore era una professione del tutto sconosciuta per lui. I suoi genitori lavorarono per diversi anni come soci svolgendo saltuari lavoretti occasionali di compagnia reciproca, e la loro non era mai stata una collaborazione fruttuosa. Per lui, dunque, la professione d’amore non solo era un’isola sconosciuta, ma era addirittura un salto nel vuoto senza paracadute. E così mosse i primi passi, inconsapevole, per cercare di imparare ciò che fino ad allora aveva sentito solo mormorare da quei pochi che avevano finalmente trovato un posto fisso nel settore. Trovò solo impieghi occasionali o a tempo determinato, che spesso finivano con una porta chiusa alle spalle, talora anche bruscamente. Approdò quindi in quella che era ritenuta la più seria delle aziende del settore, ma a quel punto la sua inesperienza, figlia di tutti i precedenti insuccessi, lo colse impreparato e rassegnò le sue dimissioni, per non deludere chi, con tanta grazia, gli aveva dato una così ghiotta occasione di riscatto professionale.

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novembre 15, 2011

Breve riflessione sulla dipendenza reciproca tra teatro e mondo

di librovolante

Nicola Lotto

Si entra nel teatro attraverso il mondo, mondo che è sacro, mondo che è imperfetto, si entra nel teatro attraverso la consapevolezza di una bruttezza indistruttibile. La bruttezza della vita. Si abbraccia questa bruttezza e si dimentica ciò che è bello. [...] Non vorrei dare pièces di dolore, di problemi, di idee difficili, ma di gioia, piacere, riso, esultanza, non risate crudeli, niente satira, ma gioia. Ma è faticoso provare gioia, e quindi ancora più faticoso conoscere la gioia, quando si è pallidi e il mondo è estraneo e moribondo. Desiderio di un teatro diverso, che valga ciò che siamo realmente, speranza che il teatro cambierà, ma quel che vogliamo davvero è cambiare noi stessi, cambiare tutti insieme, e che cambiando cambi il mondo.
(JULIENE BECK)

Dallo studio etimologico del termine Teatro emerge la parola latina Theàtrum, che deriva a sua volta dal lemma greco Theatron che indica il luogo destinato agli spettacoli e derivante da Theaomai, che denota l’atto del guardare, la vista. Quello che emerge da questa descrizione è la constatazione che il Teatro si manifesta sempre in presenza di una percezione, l’atto della visione è quindi fondamentale ed il pubblico che assiste ad una qualsiasi rappresentazione teatrale è parte integrante dello spettacolo stesso perché il teatro nasce e si sviluppa in seno ad una collettività e questo è lo specifico di un’arte eletta che propone la condivisione del pubblico come società che assiste ad uno spettacolo ma anche la riflessione privata e doverosa, l’empatia di uno spettatore affascinato dalla finzione scenica ma anche la necessità di una presa di coscienza critica che si sta assistendo ad una rappresentazione, ovvero ad una finzione che non vuole sostituirsi al reale ma che vuole studiarlo cercando di dispiegarlo e spiegarlo in tutte le sue tensioni e complessità.

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novembre 9, 2011

I foglietti e i “traditori” in Parlamento

di librovolante

Giuliano Boffardi

Nel foglietto sul quale Berlusconi annotava ciò che gli passava per la mente quando ha preso atto della crisi irrimediabile del suo governo, accanto agli otto che gli hanno fatto mancare il sostegno, ha scritto la parola “traditori”.
Quando, in una tumultuosa riunione press una dependance del Senato, ormai molti anni fa, dissi che non ritenevo vincolante per me la decisione della Segreteria del Partito a cui appartenevo di votare in un certo modo*, e di farlo non tanto per il merito quanto per l’imposizione che si dava per scontata, forse nella mente di qualcuno lo stesso epiteto fu sdegnosamente accostato al mio nome.
Non entro nel merito delle ragioni di quegli otto di due giorni fa. Una cosa è certa: con quella scelta, e la conseguente differenzazione nel voto parlamentare, sapevo che avevo consapevolmente scelto di terminare la mia carriera parlamentare e politica. Agli occhi dei miei compagni di Gruppo parlamentare, lo ricordo bene, dovevo assomigliare a un marziano…
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novembre 4, 2011

Il testo platonico tra filosofia e arte

di librovolante

Clara Guida*

Qualche anno fa ho scritto un breve lavoro su Platone. Il tema principale era la relazione tra il pensiero dei sofisti e lo sviluppo dei punti chiave del platonismo. In quella sede non mi ero occupata di “estetica”.
Tuttavia, di recente, mi sono capitati due episodi analoghi che mi hanno portata ad alcune riflessioni. Ma andiamo con ordine, il primo avvenimento è stato la conoscenza di un dottorando di lettere che, dopo un breve scambio di opinioni, ha concluso chiedendomi cosa pensassi del pessimo trattamento riservato ai grandi poeti ed alla poesia nella Repubblica. Il mio nuovo amico, molto preparato sui dialoghi e profondo conoscitore del loro contesto storico e letterario, vedeva in Platone uno dei più influenti detrattori dell’arte della storia del pensiero. Il secondo episodio, molto simile, è stato una conversazione con un conoscente che scrive recensioni letterarie per una rivista on-line. Quando ci siamo trovati a parlare di Platone, ha concluso con una forte critica al rifiuto platonico della letteratura, sottolineando come un esperto di letteratura non possa amare un pensatore che, parole sue, “condanna l’arte riducendola a cosa vana e di poca importanza” .
Questi episodi, tanto simili quanto vicini nel tempo, mi hanno portata ad interrogarmi.
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ottobre 24, 2011

Crepuscolo di un regime

di librovolante

Editoriale di Andrea Panerini

Non sappiamo cosa succederà in Italia nelle prossime settimane, mesi o anni. A molti di noi piacerebbe avere doni di profetismo politico a lunga scadenza ma realtà è che non sappiamo nemmeno cosa potrà succedere a breve e, nel grande mare mobile e contraddittorio che rappresenta molto bene il nostro paese in questa fase storica, qualsiasi profezia appare arbitraria e incerta.
Negli ultimi venti anni l’Italia è stata dominata non solo da un uomo – Silvio Berlusconi – ma da un modus operandi et cogitandi e da una impostazione etica – il berlusconismo – che ha sfibrato la struttura della nazione. L’attuale Presidente del Consiglio è stato dato per spacciato molte volte negli ultimi anni ed è sempre riuscito a risorgere dalle proprie ceneri politiche – complice una sinistra culturalmente debolissima e una coalizione progressista sommamente autolesionista – riducendo in cenere il paese che aveva l’ambizione di non-governare. Quello che è certo è che l’uomo Silvio Berlusconi, 75 anni, è in chiaro declino psico-fisico e non riesce più a dominare le proprie ossessioni e i propri vizi (che non sono solo quelli dell’alcova). E’ indubbio che entro un periodo di anni non altissimo l’uomo si ritirerà a vita privata per manifesta incapacità fisica nel continuare il cimento del governo. Quando questo potrà avvenire solo Dio ovviamente lo sa e ogni previsione è cabalistica, il personaggio – è stato evocato varie volte dalla stampa nazionale – non è tipo da farsi da parte di propria volontà e per il bene del paese, quantomeno se ciò non corrisponde al proprio interesse privato.
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