Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere. (Gandhi)
La Direzione e la Redazione de “Il libro volante”
augura a tutti i lettori e simpatizzanti
un sereno Natale e un buon 2011
Periodico on line di letteratura, politica e umanesimo diretto da Andrea Panerini
Intervento di Giuliano Boffardi*
Le manifestazioni studentesche in difesa della scuola pubblica sono giustamente al centro dell’attenzione dei mass media in queste settimane. Quelle manifestazioni si uniscono idealmente a quelle dei lavoratori, dei disoccupati, dei ricercatori, degli uomini di cultura, del cinema, del teatro, e così via.Sulle vicende della politiche non è il caso di insistere. La crisi economica incombe e fa sentire il suo peso innanzitutto sui disoccupati e sulle persone a reddito fisso e le famiglie monoreddito. E sui pensionati, naturalmente. Non c’è persona con un minimo di coscienza che non percepisca come si sia davvero alla fine di un’epoca e quanto la nostra azione debba scegliere tra la superficialità, la cialtroneria e l’illusione del pifferaio di Arcore o la necessità di una svolta seria e responsabile, sulla base della difesa di principi fondamentali costituzionali e del prevalente interesse pubblico nazionale.Compito delle forze politiche progressiste dovrebbe essere quello di valorizzare il movimento popolare in atto indicando il bene prezioso dell’unità sociale tra le diverse categorie e dimostrando tale unità anche nella politica.E farlo abbandonando i sistemi cari alla destra come il protagonismo di questo o quel “principe” di turno, le liste sul nome e non sulle idee, il populismo delle primarie disorganizzate, la pletora degli obbiettivi, ecc.Facciamo un programma minimo e fondamentale, su cinque o sei obbiettivi. Il primo dei quali una legge elettorale che restituisca rappresentatività al Parlamento, che ne riduca i membri, che dia poteri reali ai sindaci anche realizzando un federalismo solidale. Si individuino modifiche dei regolamenti parlamentari che favoriscano la governabilità senza assurdi e antidemocratici premi di maggioranza: le leggi Acerbo, Scelba e Calderoli sono state tutte leggi-truffa! Io credo sia possibile farlo e in tempi ragionevoli.
*Giuliano Boffardi (Genova, 1946) è stato senatore della Repubblica dal 1992 al 1994 (eletto con il Partito della Rifondazione Comunista) e deputato dal 1994 al 1996 sempre per il PRC, uscito poi dal partito in dissenso sul governo Dini.
Nicola Lotto
Siamo nell’immediato secondo dopoguerra, i tedeschi sono stati cacciati, Mussolini non controlla più nulla, dall’altra parte dell’Europa i fumi dei campi di sterminio si levano ancora densi perché non sarà facile smaltirli e liberarsene, non sarà concesso dimenticare. Ma questa è tutta un’altra storia, un’altra Europa probabilmente ancora sconosciuta ed ignorata dai cittadini delle Langhe piemontesi dove è ambientata la vicenda malinconica e decisiva de La luna e i falò. Il romanzo considerato da molti come la più bella opera di Pavese è senza dubbio il suo testamento e con ogni probabilità una testimonianza autobiografica che racchiude in racconti brevi gli anni della liberazione vissuti dallo scrittore piemontese. Basti pensare che Pavese come Anguilla, il protagonista de La luna e i falò, prende una decisione differente da molti suoi compaesani dell’epoca, ovvero invece di ritirarsi nei monti e unirsi nella lotta partigiana contro le forze fasciste emigra in posti più sicuri e meno combattuti.
Una riflessione su reale e virtuale
Caterina Romito*
Una società dominata dal metallo. E di metallo diventano anche le relazioni tra umani. I social network, le chat, punti di incontro tra menti. Ma sono davvero punti di incontro o sono punti di fuga? Fuga da una realtà che forse sta stretta a molti, una realtà che non è quella raccontata dai nostri genitori quando eravamo ancora innocenti bambini non timorosi di chiedere ad un altro bimbo di giocare con noi a palla. A quanti di noi sarà successo di essere in un pub, un cinema, una libreria, per strada e di incontrare una persona conosciuta tempo prima in un’altra situazione simile. A tutti. La scenetta tipica che si mostra ai nostri occhi è: “Ciao, come stai? Hai facebook?” Forse, fino a cinque anni fa, l’incontro casuale si sarebbe concluso con uno scambio di numeri telefonici e con un ci rivediamo per un caffè. Oggi, tutto finisce lì, in rete.
Lettera aperta degli studenti della Facoltà Valdese di Teologia
Noi, studenti della Facoltà di Teologia Protestante Valdese di Roma, abbiamo appreso con paura e sdegno l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina rivolta al medico che ha prestato cura al ragazzo di nazionalità egiziana, Mahmoud di 23 anni, abitante a Milano per motivi di lavoro.
Noi, che ci stiamo formando ad essere pastori e pastore, ci sentiamo chiamati a rivolgere la nostra preghiera a Dio per il peccato di cui, come italiani, ci rendiamo conto di essere anche noi responsabili.
Nel Nuovo Testamento l’apostolo Paolo scrive: “Non c’è né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù”. (Gal 3:28)
Crediamo che un Paese, come il nostro, che ostenta ogni giorno la sua presunta identità cristiana, non possa continuamente comportarsi in modo contrario a ciò che Cristo ha detto e ha fatto.
Auspichiamo, quindi, che l’Italia cominci a vivere pienamente il cristianesimo di cui pensa di farsi portatrice.
Gli studenti e le studentesse della Facoltà Valdese di Teologia di Roma