Una riflessione su reale e virtuale
Caterina Romito*
Una società dominata dal metallo. E di metallo diventano anche le relazioni tra umani. I social network, le chat, punti di incontro tra menti. Ma sono davvero punti di incontro o sono punti di fuga? Fuga da una realtà che forse sta stretta a molti, una realtà che non è quella raccontata dai nostri genitori quando eravamo ancora innocenti bambini non timorosi di chiedere ad un altro bimbo di giocare con noi a palla. A quanti di noi sarà successo di essere in un pub, un cinema, una libreria, per strada e di incontrare una persona conosciuta tempo prima in un’altra situazione simile. A tutti. La scenetta tipica che si mostra ai nostri occhi è: “Ciao, come stai? Hai facebook?” Forse, fino a cinque anni fa, l’incontro casuale si sarebbe concluso con uno scambio di numeri telefonici e con un ci rivediamo per un caffè. Oggi, tutto finisce lì, in rete.
In principio, le chat, i social network venivano utilizzati per conoscere gente da incontrare, un mezzo più semplice per molti. Oggi tutto si è capovolto. Se si rincontra un vecchio amico o si conosce gente nuova nel “reale”, invece di interagire in quell’incontro, di parlare un po’ di sé, di confrontarsi, si rimanda tutto nel magico mondo del virtuale, lì dove ogni inibizione è celata dietro ad un monitor e gli occhi sfuggono da sguardi curiosi. Così tante persone si ritrovano a chattare per ore, raccontarsi anche i momenti più delicati della propria vita e poi, dinanzi ad un caffè, ad una cena, vent’uno parole in una serata: ciao, come, stai, bene, grazie, tu, ordiniamo, birra, pizza, acqua, coca cola, dolce, caffè, allora, allora, allora, buonanotte, anche, a, te.Sfiderei chiunque abbia meno di ventisette anni, me compresa, a dirmi che non si è mai trovato nella scenetta tipica appena descritta, da entrambe le parti ovviamente.Ecco come si trasforma un mezzo di comunicazione in un mezzo di fuga dalla realtà. E’ stato un passaggio alquanto veloce se pensiamo che l’umanità ha atteso circa 2000 anni per scoprire la comunicazione via web e soli dieci anni per trasformare quella piccola scatola nella propria armatura.Qualsiasi innovazione, porta con sé aspetti negativi ed aspetti positivi. Siamo noi a decidere quali di questi aspetti devono predominare. E’ sempre bello avere una possibilità in più di conoscenza, un nuovo mezzo di interazione, ma credo che un po’ tutti dobbiamo ridimensionare questo approccio e rispolverare un po’ gli aspetti positivi accantonando quelli negativi. Navigando ci sono forum, gruppi, chat in cui milioni di persone interagiscono e si conoscono, ma se continuiamo ad agire nel senso opposto, se invece di portare il virtuale nel reale, portiamo ciò che di reale viviamo nel virtuale, ci ridurremo ad essere tanti piccoli mondi dal cuore di metallo, con 2001 amici su face book e nessuno con cui condividere una cioccolata calda.Fermare tutto è facile, basta spingere un bottone e scendere per strada.
*barese, laureata in Scienze turistiche all’Università del Molise con una tesi di laurea in storia economica del turismo. Attenta ai problemi sociali e ambientali, sta completando i suoi studi frequentando il corso magistrale in Economia e gestione dei servizi e delle aziende turistiche presso l’Università di Bari.



