Dead or Alive

di librovolante

Editoriale di Giuliano Boffardi

Forse la vendetta appaga gli animi semplici. Forse la localizzazione di Bin Laden e la successiva sua esecuzione sono stati un semplice atto di giustizia. E’ certo che la morte di quest’uomo, passato il momento in cui i cowboys esultano per la cattura e la punizione di un criminale su cui pendeva una grossa taglia, pone nuovi problemi e alimenta nuove perplessità. A fatica, dobbiamo ammetterlo, confermiamo la nostra cultura contraria alla pena di morte e non ci lasciamo andare, sparando in aria dalla gioia, per ciò che è avvenuto: troppo vivo è ancora il ricordo degli innocenti sgozzati, delle figure che si lanciavano dalle finestre delle Torri gemelle, delle vittime degli attentati, e troppo facile sarebbe farlo.
Non saremmo diversi da quel mondo di cui Osama Bin Laden era espressione, che usa sparare in aria dalla gioia quando quelli che considera i suoi nemici, si trattasse pure di inermi famiglie e donne e bambini, vengono ammazzati atrocemente. Non saremmo diversi neppure da quelle culture e religioni che, anche nei momenti di pace, consentono al ragazzino di gioire nel giorno della maturità mentre il capretto che lui ha sgozzato vive nel sangue la sua agonia a pochi passi. O far sgozzare milioni di agnelli che non sono neppure ancora sicuri nelle loro gambe, in omaggio alla Pasqua del nostro Dio “di pace”!
Crediamo che Cristo ci abbia fatto il dono più bello: quello dell’empatia con tutti gli esseri sofferenti. Ma chi se lo ricorda, ormai!


Per questo siamo perplessi e avremmo preferito che quel criminale sanguinario, perché tale era, fosse stato preso e sottoposto a un regolare processo.
In questo mondo e in questo modo é difficile non apparire come “anime candide” velleitarie, ce ne rendiamo perfettamente conto. Eppure le nostre perplessità, e la nostra ostinazione cristiana, non ci hanno impedito né ci impediscono di ritenere giusto intervenire militarmente contro i dittatori e le loro spietate repressioni. Ma quando il ricercato è disarmato crediamo sia giusto far di tutto per portarlo vivo di fronte alla giustizia. Le teste di cuoio americane hanno ritenuto di non farlo e noi non sappiamo in quali condizioni esse abbiano operato e con quali ordini. Tuttavia crediamo che l’accento sulla prima direttiva, piuttosto che sulla seconda, di quel “Dead or Alive” da 40 milioni di dollari, fosse scontata.
Operativamente la documentazione e i computer che gli americani hanno sequestrato per diversi anni aiuteranno l’intelligence e la politica ad agire contro il fondamentalismo e il terrorismo. O, almeno, a collaborare con il terrorismo a seconda degli interessi in gioco, come i servizi segreti, compreso il nostro, ci hanno purtroppo abituato. Per molti terroristi la morte del loro leader potrà costituire uno shock salutare per riflettere sulla loro vita e sulle loro azioni. Ma per molti altri le ragioni della “lotta santa” all’Occidente si saranno arricchite di una nuova icona. Ancora una volta, da parte dell’Occidente cristiano, loro non avranno ricevuto esempi che suggeriscano un modo nuovo di fare giustizia. Il loro nemico si sarà comportato come si comportano loro stessi, da sempre: occhio per occhio. Guarderanno con rabbia i cowboy che sparano in aria la loro gioia, e si ubriacano allegri, per un morto ammazzato.
E saranno pronti a fare altrettanto, così come, purtroppo, faranno anche molti palestinesi, quando le televisioni mostreranno il sangue cristiano e occidentale delle vittime innocenti di uno dei tanti criminali attentati che tutti, prima o poi, sconsolatamente, ci aspettiamo.

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