Il lievito

di librovolante

Giuliano Boffardi

Poche cose, al mondo, riescono a mettere d’accordo le mie figlie quanto la sottolineatura dei miei difetti e, tra questi, l’accusa di essere un inguaribile ansioso. Ma come non esserlo in un mondo dove le regole dell’economia sembrano saltare da un momento all’altro e non fai in tempo a capire, con fatica, cosa sono i “fondamentali” che, subito dopo, illustri economisti ti avvertono che le speculazioni nella finanza dipendono molto da “stati d’animo” e “nervosismi”?
Puoi ricordare il verso della bella poesia di Nazim Hikmet “Delle vostre mani e della menzogna” dove il poeta turco ricorda che il mondo non sta sulle corna di un toro, volubile e imprevedibile, ma sulle mani degli uomini che lavorano.
Puoi dire che il mercato, come il toro di Hikmet (o anche quello bronzeo di Wall Street) può anche essere imprevedibile ma i governi sanno bene cos’è l’economia reale e le forze su cui si regge la vita della gente e, volendo, possono intervenire bloccando le speculazioni e riconducendo il mercato al rispetto di regole oggettive.


Già: volendo. Ma lo vogliono davvero? Io, che sono ansioso, a volte ne dubito. E intanto prendo atto che le manovre finanziarie colpiscono sempre gli stessi, direttamente o, attraverso prezzi, tassi d’interesse bancari e inflazione, indirettamente.
Certo: colpiscono anche quelli che avendo una dozzina di case (di lusso) si permettono di fare dell’ironia domandando a quale di esse gli oppositori chiedono che essi tornino, come Berlusconi. Ma, alla fine, i più colpiti saranno sempre quelli che pagano l’affitto o il mutuo.
Tremonti dice che il PIL, fortunatamente, non dipende dallo Stato, però non dice perché i parametri che ne sono alla base sonsempre gli stessi malgrado fior di premi Nobel insistano da anni sull’introdurre nuovi criteri rispettosi degli elementi (come la vivibilità ambientale) che riportino al centro dell’attenzione le componenti davvero importanti per la vita della gente.

Per questo sono ansioso e le mie figlie non me lo perdonano. Due giorni fa ho comprato la macchina per fare il pane. Ricordo ancora con emozione l’assalto ai forni di Milano cui Renzo, secondo il Manzoni, assistette non passivamente… Ho provato subito a fare una pagnotta e ho fallito miseramente: l’impasto non ha lievitato! C’era poco lievito, c’è poco da fare. Anche nella nostra società, a forza di colpire le forze produttive, la ricerca, la scuola, l’artigianato, la cultura, il lievito insomma, si rischia di fare un impasto floscio. Il lievito non viene dagli speculatori di borsa o dalle banche (che poi, spesso, sono la stessa cosa). Loro si limitano a speculare sulla lievitazione…
C’è poco da fare: sono ansioso. Ma la prossima volta, ne sono certo, la pagnotta mi riuscirà. E forse anche i lavoratori di Hikmet si renderanno conto del potere che le loro mani hanno. E, chissà: vuoi vedere che le forze politiche, almeno della sinistra, la smetteranno di inseguire personalismi e giochi di potere (e di casta) e, unite, lotteranno per una riforma del mercato e, in generale, dell’economia?

2 commenti to “Il lievito”

  1. Già, tutto vero.
    Oggi, più di un mese dopo, stiamo ancora peggio…
    Sono sempre stata un’ottimista, e non credo proprio di essere ansiosa.
    Ma da troppo tempo le mie speranze, descritte bene dalla tua ultima frase, sono deluse: non mi resta che la disperazione…

  2. Io invece che non ho problemi di transfert paterno dico che ammiro la dote di Giuliano Boffardi, quella della lievità che pone costantemente nel rapporto con le persone e le cose come appunto la metafora de lievito qui riportata.
    Partire dalla sua situazione familiare per arrivare alla questione fondamentale che la globalizzazione ci impone mi pare da opera da valente scrittore.
    Nel merito c’è la sostanza delle nostre attuali ansie di umani che temono il peggio e non vedono ancora gli artefici del cambiamento in senso cooperativistico su scale mondiale. Io che sono prosaico aggiungo qualche indicazione di lettura pesante a supporto del “Boffardi lieve pensiero”: Luciano Gallino – Finanzcapitalismo – Einaudi 2011
    Un fraterno dialogante saluto.
    Luigi Fasce – http://www.circolocalogerocapitini.it

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