Archivio per novembre, 2011

novembre 15, 2011

Breve riflessione sulla dipendenza reciproca tra teatro e mondo

di librovolante

Nicola Lotto

Si entra nel teatro attraverso il mondo, mondo che è sacro, mondo che è imperfetto, si entra nel teatro attraverso la consapevolezza di una bruttezza indistruttibile. La bruttezza della vita. Si abbraccia questa bruttezza e si dimentica ciò che è bello. [...] Non vorrei dare pièces di dolore, di problemi, di idee difficili, ma di gioia, piacere, riso, esultanza, non risate crudeli, niente satira, ma gioia. Ma è faticoso provare gioia, e quindi ancora più faticoso conoscere la gioia, quando si è pallidi e il mondo è estraneo e moribondo. Desiderio di un teatro diverso, che valga ciò che siamo realmente, speranza che il teatro cambierà, ma quel che vogliamo davvero è cambiare noi stessi, cambiare tutti insieme, e che cambiando cambi il mondo.
(JULIENE BECK)

Dallo studio etimologico del termine Teatro emerge la parola latina Theàtrum, che deriva a sua volta dal lemma greco Theatron che indica il luogo destinato agli spettacoli e derivante da Theaomai, che denota l’atto del guardare, la vista. Quello che emerge da questa descrizione è la constatazione che il Teatro si manifesta sempre in presenza di una percezione, l’atto della visione è quindi fondamentale ed il pubblico che assiste ad una qualsiasi rappresentazione teatrale è parte integrante dello spettacolo stesso perché il teatro nasce e si sviluppa in seno ad una collettività e questo è lo specifico di un’arte eletta che propone la condivisione del pubblico come società che assiste ad uno spettacolo ma anche la riflessione privata e doverosa, l’empatia di uno spettatore affascinato dalla finzione scenica ma anche la necessità di una presa di coscienza critica che si sta assistendo ad una rappresentazione, ovvero ad una finzione che non vuole sostituirsi al reale ma che vuole studiarlo cercando di dispiegarlo e spiegarlo in tutte le sue tensioni e complessità.

novembre 9, 2011

I foglietti e i “traditori” in Parlamento

di librovolante

Giuliano Boffardi

Nel foglietto sul quale Berlusconi annotava ciò che gli passava per la mente quando ha preso atto della crisi irrimediabile del suo governo, accanto agli otto che gli hanno fatto mancare il sostegno, ha scritto la parola “traditori”.
Quando, in una tumultuosa riunione press una dependance del Senato, ormai molti anni fa, dissi che non ritenevo vincolante per me la decisione della Segreteria del Partito a cui appartenevo di votare in un certo modo*, e di farlo non tanto per il merito quanto per l’imposizione che si dava per scontata, forse nella mente di qualcuno lo stesso epiteto fu sdegnosamente accostato al mio nome.
Non entro nel merito delle ragioni di quegli otto di due giorni fa. Una cosa è certa: con quella scelta, e la conseguente differenzazione nel voto parlamentare, sapevo che avevo consapevolmente scelto di terminare la mia carriera parlamentare e politica. Agli occhi dei miei compagni di Gruppo parlamentare, lo ricordo bene, dovevo assomigliare a un marziano…

novembre 4, 2011

Il testo platonico tra filosofia e arte

di librovolante

Clara Guida*

Qualche anno fa ho scritto un breve lavoro su Platone. Il tema principale era la relazione tra il pensiero dei sofisti e lo sviluppo dei punti chiave del platonismo. In quella sede non mi ero occupata di “estetica”.
Tuttavia, di recente, mi sono capitati due episodi analoghi che mi hanno portata ad alcune riflessioni. Ma andiamo con ordine, il primo avvenimento è stato la conoscenza di un dottorando di lettere che, dopo un breve scambio di opinioni, ha concluso chiedendomi cosa pensassi del pessimo trattamento riservato ai grandi poeti ed alla poesia nella Repubblica. Il mio nuovo amico, molto preparato sui dialoghi e profondo conoscitore del loro contesto storico e letterario, vedeva in Platone uno dei più influenti detrattori dell’arte della storia del pensiero. Il secondo episodio, molto simile, è stato una conversazione con un conoscente che scrive recensioni letterarie per una rivista on-line. Quando ci siamo trovati a parlare di Platone, ha concluso con una forte critica al rifiuto platonico della letteratura, sottolineando come un esperto di letteratura non possa amare un pensatore che, parole sue, “condanna l’arte riducendola a cosa vana e di poca importanza” .
Questi episodi, tanto simili quanto vicini nel tempo, mi hanno portata ad interrogarmi.