Giuliano Boffardi
Nel foglietto sul quale Berlusconi annotava ciò che gli passava per la mente quando ha preso atto della crisi irrimediabile del suo governo, accanto agli otto che gli hanno fatto mancare il sostegno, ha scritto la parola “traditori”.
Quando, in una tumultuosa riunione press una dependance del Senato, ormai molti anni fa, dissi che non ritenevo vincolante per me la decisione della Segreteria del Partito a cui appartenevo di votare in un certo modo*, e di farlo non tanto per il merito quanto per l’imposizione che si dava per scontata, forse nella mente di qualcuno lo stesso epiteto fu sdegnosamente accostato al mio nome.
Non entro nel merito delle ragioni di quegli otto di due giorni fa. Una cosa è certa: con quella scelta, e la conseguente differenzazione nel voto parlamentare, sapevo che avevo consapevolmente scelto di terminare la mia carriera parlamentare e politica. Agli occhi dei miei compagni di Gruppo parlamentare, lo ricordo bene, dovevo assomigliare a un marziano…
Fortunatamente avevo di che vivere col mio lavoro al Registro Navale e non dipendevo dalla benevolenza del segretario del Partito. Ma ogni volta che si parla di “tradimento” e di “voltagabbana” ripenso a quella mia esperienza e alla solitudine in cui si trova quella persona, come me allora, eletta in una istituzione, che si trovi a dover fare una scelta controcorrente per essere fedele alle proprie convinzioni e non all’opportunità espressa in garanzie di riconferma o, addirittura (come si sente dire oggi), di compensi economici o di carriera.
I padri costituenti che scrissero la nostra Costituzione avevano previsto tutto ciò e lo precisarono nell’articolo 67. Ogni persona che è eletta deve avere a cuore, in modo prioritario, l’interesse del Paese e deve farlo libera da condizionamenti (“libera da vincoli di mandato”) anche da parte di chi rappresenta il Partito attraverso il quale si è stati eletti. Se non si rispetta questa libertà il Parlamento, come consesso di confronto libero, non ha più senso e diventa il luogo delle continue contrapposizioni aprioristiche.
Non bisogna poi dimenticare che i Partiti politici rappresentano meno del 5% del corpo elettorale che vota i parlamentari. Eppure a poco a poco questo semplice principio si è perso non solo nella mente dei politici di professione ma anche tra la gente comune. Dall’orientamento verso sistemi maggioritari sempre più escludenti le minoranze e le singolarità fino alla vergognosa legge Calderoli e alla nomina dall’alto dei parlamentari, ormai anche nel pensiero comune è giusto che se una persona è eletta in uno schieramento debba sempre votare disciplinatamente secondo le direttive ricevute. Se poi il Partito a cui si appartiene è fondato, sostenuto economicamente, e diretto da una stessa persona, allora ogni azione controcorrente è addirittura un atto di “lesa maestà”!
Non ha importanza richiamarsi al ruolo di confronto e dialogo delle Camere. Non ha importanza ricordare la dignitosa e doverosa cura verso la Nazione e il bene comune, prima ancora di quello del proprio Partito. Non ha importanza notare che nella scelta di un parlamentare (ma vale per qualunque carica istituzionale) il cittadino giudica rispetto sia a un programma elettorale condiviso, sia alle qualità di onestà, competenza, sensibilità e indipendenza intellettuale della persona prescelta. O forse l’indipendenza della propria coscienza non è più una virtù?
Certo, mai come in questi ultimi lustri la politica italiana è degradata e lo scontro ha prevalso quasi sempre sul confronto. Da tutte le parti l’idea che dal dialogo si possa cambiare opinione è diventata quasi una bestemmia. Certo ci sono le compravendite dei parlamentari, le scelte opportunistiche, i calcoli personali, ma io continuo a credere che le persone oneste siano molte di più di quelle che non lo sono.
Credo che, francamente (ma vallo a far capire a Berlusconi come a quasi tutti i dirigenti politici di destra e di sinistra!), l’unico “tradimento” che davvero si deve sempre temere, nella vita di relazione come in quella istituzionale, sia solo quello verso se stessi. E, approfittando dello spazio e della contingenza, mi si permetta una malignità: vuoi vedere che, in barba al referendum e ai tanti discorsi sulla necessità di riportare la scelta dei parlamentari agli elettori attraverso la preferenza, con la scusa dell’emergenza si voterà con il sistema della legge “porcata” di Calderoli e, ancora una volta, i parlamentari saranno scelti dalle ristrette segreterie di Partito?



