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ottobre 24, 2011

Crepuscolo di un regime

di librovolante

Editoriale di Andrea Panerini

Non sappiamo cosa succederà in Italia nelle prossime settimane, mesi o anni. A molti di noi piacerebbe avere doni di profetismo politico a lunga scadenza ma realtà è che non sappiamo nemmeno cosa potrà succedere a breve e, nel grande mare mobile e contraddittorio che rappresenta molto bene il nostro paese in questa fase storica, qualsiasi profezia appare arbitraria e incerta.
Negli ultimi venti anni l’Italia è stata dominata non solo da un uomo – Silvio Berlusconi – ma da un modus operandi et cogitandi e da una impostazione etica – il berlusconismo – che ha sfibrato la struttura della nazione. L’attuale Presidente del Consiglio è stato dato per spacciato molte volte negli ultimi anni ed è sempre riuscito a risorgere dalle proprie ceneri politiche – complice una sinistra culturalmente debolissima e una coalizione progressista sommamente autolesionista – riducendo in cenere il paese che aveva l’ambizione di non-governare. Quello che è certo è che l’uomo Silvio Berlusconi, 75 anni, è in chiaro declino psico-fisico e non riesce più a dominare le proprie ossessioni e i propri vizi (che non sono solo quelli dell’alcova). E’ indubbio che entro un periodo di anni non altissimo l’uomo si ritirerà a vita privata per manifesta incapacità fisica nel continuare il cimento del governo. Quando questo potrà avvenire solo Dio ovviamente lo sa e ogni previsione è cabalistica, il personaggio – è stato evocato varie volte dalla stampa nazionale – non è tipo da farsi da parte di propria volontà e per il bene del paese, quantomeno se ciò non corrisponde al proprio interesse privato.

novembre 27, 2010

Il lungo crepuscolo del berlusconismo

di librovolante

editoriale di Andrea Panerini

Lo stomachevole susseguirsi di polemiche, dichiarazioni e tatticismi che stanno logorando da mesi il governo Berlusconi IV, non solo ci ha riportato agli aspetti meno esaltanti della cosiddetta “Prima Repubblica” ma ha sprofondato il sistema politico del nostro paese nel peggior individualismo e infantilismo possibile: un quadro che non ci potevamo augurare di vedere nemmeno nei peggiori incubi. Come tutto ciò che avviene nel Belpaese, pur anche con conseguenze tragiche, è una tragedia farsesca all’amatriciana in cui non si riescono a distinguere i toni melodrammatici dall’avanspettacolo e dalla commedia dell’arte.
Le conseguenze per il paese sono drammatiche: economia nazionale non solo stagnante ma sull’orlo della bancarotta pubblica, una “classe dirigente” (se ancora così possiamo chiamarla) senza valori nè idee che sforna dieci nuovi partiti e simboli all’anno, una popolazione stanca ma anche in larga parte meschinamente attaccata al proprio “particulare” e alla salvaguardia delle posizioni di rendita.

novembre 23, 2010

E la politica inventò l’antipolitica…

di librovolante

Rossano Pazzagli

L’impegno civico diffuso e la partecipazione sono un grande tema da cui dipende il destino delle democrazie contemporanee. Essi traducono in linguaggio politico l’interesse dei cittadini per le cose che li riguardano ed esprimono il punto di vista della comunità sulle scelte di governo. Sono cioè alla base del sentimento democratico.
Negli ultimi decenni la crisi della militanza partitica come forma della partecipazione democratica, collegata al tramonto del partito di massa inequivocabilmente attestato dal calo degli iscritti di tutti i partiti storici più o meno trasformati e trasfigurati, ha determinato la ricerca di nuove vie di impegno sociale e un forte indebolimento della rappresentanza politica a tutti i livelli, dal parlamento ai consigli comunali. Al dato quantitativo va aggiunto quello qualitativo, caratterizzato da patologie gravi nelle relazioni tra elettori ed eletti e nell’uso della comunicazione politica, che hanno raggiunto il loro apice nel berlusconismo. Parlo di berlusconismo, non solo di Berlusconi, dunque, ma di tutti coloro – politici o amministratori – che hanno a noia i blog, i comitati e tutte le altre forme di aggregazione che negli ultimi anni sono nati prontamente di fronte a scelte significative caratterizzate da un impatto sociale o ambientale, riguardanti in primo luogo il territorio,il paesaggio e in genere il consumo delle risorse di base.