Intervento di Giuliano Boffardi*
Le manifestazioni studentesche in difesa della scuola pubblica sono giustamente al centro dell’attenzione dei mass media in queste settimane. Quelle manifestazioni si uniscono idealmente a quelle dei lavoratori, dei disoccupati, dei ricercatori, degli uomini di cultura, del cinema, del teatro, e così via.Sulle vicende della politiche non è il caso di insistere. La crisi economica incombe e fa sentire il suo peso innanzitutto sui disoccupati e sulle persone a reddito fisso e le famiglie monoreddito. E sui pensionati, naturalmente. Non c’è persona con un minimo di coscienza che non percepisca come si sia davvero alla fine di un’epoca e quanto la nostra azione debba scegliere tra la superficialità, la cialtroneria e l’illusione del pifferaio di Arcore o la necessità di una svolta seria e responsabile, sulla base della difesa di principi fondamentali costituzionali e del prevalente interesse pubblico nazionale.Compito delle forze politiche progressiste dovrebbe essere quello di valorizzare il movimento popolare in atto indicando il bene prezioso dell’unità sociale tra le diverse categorie e dimostrando tale unità anche nella politica.E farlo abbandonando i sistemi cari alla destra come il protagonismo di questo o quel “principe” di turno, le liste sul nome e non sulle idee, il populismo delle primarie disorganizzate, la pletora degli obbiettivi, ecc.Facciamo un programma minimo e fondamentale, su cinque o sei obbiettivi. Il primo dei quali una legge elettorale che restituisca rappresentatività al Parlamento, che ne riduca i membri, che dia poteri reali ai sindaci anche realizzando un federalismo solidale. Si individuino modifiche dei regolamenti parlamentari che favoriscano la governabilità senza assurdi e antidemocratici premi di maggioranza: le leggi Acerbo, Scelba e Calderoli sono state tutte leggi-truffa! Io credo sia possibile farlo e in tempi ragionevoli.
*Giuliano Boffardi (Genova, 1946) è stato senatore della Repubblica dal 1992 al 1994 (eletto con il Partito della Rifondazione Comunista) e deputato dal 1994 al 1996 sempre per il PRC, uscito poi dal partito in dissenso sul governo Dini.
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