Editoriale-testimonianza di Giuliano Boffardi
Quello che sta avvenendo in questi giorni nella fascia settentrionale dell’Africa costituisce una di quelle occasioni che la storia, normalmente, non è prodiga di offrire. Intere popolazioni si stanno ribellando ai loro governi rivendicando pane e democrazia: il semplice e genuino “hot-dog” per cui, da sempre, il mondo fa un passo in avanti e cambia assetti che parevano immutabili.
Tuttavia ho l’impressione che l’attenzione dei governi, ma anche delle popolazioni dei paesi occidentali – tra cui il nostro – sia inadeguata all’importanza del fenomeno. Evidentemente, al di là dei tanti discorsi e delle professioni di fiducia verso il futuro del continente nero, espressi da tutti, compresa la nostra Sinistra, avevamo archiviato l’idea di una emancipazione di questi popoli in tempi medio-brevi.
Anche se giuravamo di saper ben distinguere tra la maledizione del fondamentalismo religioso e le istanze moderne e laiche di quel mondo, di fatto pensavamo che occorressero ancora molti lustri prima di vedere processi nuovi di sviluppo e di democratizzazione da quelle parti. E invece…




