Paolo Federighi
“Nei libri ritrovo i morti, nei libri prevedo il futuro, nei libri trovo le geometrie dell’arte bellica e dai libri escono le leggi della pace. Nel tempo tutto si consuma e marcisce e Saturno non si stanca di divorare i suoi figli: l’oblio seppellirebbe ogni gloria terrena se Dio non vi avesse posto rimedio inventando i libri”
Richard de Bury, sec. XIV
I.
Nella nostra epoca, come sappiamo, per il petrolio si è fatta (e si fa) ogni sorta di guerra. Ci fu un tempo, e molto più di una situazione, in cui il posto del petrolio era occupato dai libri. Sì. Per i libri, molti secoli fa, si sono combattute guerre, più o meno fredde: era l’epoca del papiro, della pergamena e delle lotte per arrivare a possedere la biblioteca, pubblica o privata che fosse, più grande e più ricca. L’aspetto alto della competizione vede il libro, o, piuttosto, il rotolo, come protagonista di una rivoluzione culturale; l’aspetto basso, di poco successivo, riguarda la nascita del libro come oggetto di potere e di prestigio, antecedente del libro come status symbol e oggetto ornamentale e decorativo delle case borghesi. Ebbene, andiamo un po’ indietro nel tempo.
Il periodo è quello che va dal 205 al 180 a. C. Il luogo, l’Egitto. Tolomeo V, re dell’Egitto, decide di interrompere l’esportazione di papiro a Pergamo. La causa di ciò fu la seguente: Alessandria doveva possedere una biblioteca più grande di quella di Pergamo. In Egitto, durante questa “guerra del papiro e del rollo”, il protagonista, attivo o passivo, era la lettera.
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