Editoriale di Giuliano Boffardi
Forse la vendetta appaga gli animi semplici. Forse la localizzazione di Bin Laden e la successiva sua esecuzione sono stati un semplice atto di giustizia. E’ certo che la morte di quest’uomo, passato il momento in cui i cowboys esultano per la cattura e la punizione di un criminale su cui pendeva una grossa taglia, pone nuovi problemi e alimenta nuove perplessità. A fatica, dobbiamo ammetterlo, confermiamo la nostra cultura contraria alla pena di morte e non ci lasciamo andare, sparando in aria dalla gioia, per ciò che è avvenuto: troppo vivo è ancora il ricordo degli innocenti sgozzati, delle figure che si lanciavano dalle finestre delle Torri gemelle, delle vittime degli attentati, e troppo facile sarebbe farlo.
Non saremmo diversi da quel mondo di cui Osama Bin Laden era espressione, che usa sparare in aria dalla gioia quando quelli che considera i suoi nemici, si trattasse pure di inermi famiglie e donne e bambini, vengono ammazzati atrocemente. Non saremmo diversi neppure da quelle culture e religioni che, anche nei momenti di pace, consentono al ragazzino di gioire nel giorno della maturità mentre il capretto che lui ha sgozzato vive nel sangue la sua agonia a pochi passi. O far sgozzare milioni di agnelli che non sono neppure ancora sicuri nelle loro gambe, in omaggio alla Pasqua del nostro Dio “di pace”!
Crediamo che Cristo ci abbia fatto il dono più bello: quello dell’empatia con tutti gli esseri sofferenti. Ma chi se lo ricorda, ormai!









