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dicembre 2, 2010

“Preghiamo per il peccato di cui, come italiani, siamo anche noi responsabili”: gli studenti evangelici di teologia sull’immigrazione

di librovolante

Lettera aperta degli studenti della Facoltà Valdese di Teologia

Noi, studenti della Facoltà di Teologia Protestante Valdese di Roma, abbiamo appreso con paura e sdegno l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina rivolta al medico che ha prestato cura al ragazzo di nazionalità egiziana, Mahmoud di 23 anni, abitante a Milano per motivi di lavoro.
Noi, che ci stiamo formando ad essere pastori e pastore, ci sentiamo chiamati a rivolgere la nostra preghiera a Dio per il peccato di cui, come italiani, ci rendiamo conto di essere anche noi responsabili.
Nel Nuovo Testamento l’apostolo Paolo scrive: “Non c’è né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù”. (Gal 3:28)
Crediamo che un Paese, come il nostro, che ostenta ogni giorno la sua presunta identità cristiana, non possa continuamente comportarsi in modo contrario a ciò che Cristo ha detto e ha fatto.
Auspichiamo, quindi, che l’Italia cominci a vivere pienamente il cristianesimo di cui pensa di farsi portatrice.

Gli studenti e le studentesse della Facoltà Valdese di Teologia di Roma

gennaio 9, 2010

Il pogrom calabrese

di librovolante

editoriale di Andrea Panerini

Quello che si temeva da tempo è accaduto: l’esasperazione e l’ignoranza hanno provocato tumulti e incidenti indegni di un paese civile. La rivolta degli immigrati in Calabria non è un fatto straordinario e sporadico: è quello che ci aspetta nei prossimi anni se l’Italia e l’Europa non guarderanno verso un nuovo modello di sviluppo, di cooperazione e di solidarietà sociale. Qui non si tratta di essere buonisti ma di essere giusti.
Il ministro dell’interno Maroni ha usato parole aberranti (“ecco i risultati di una eccessiva tolleranza verso i clandestini”) classificandosi per quello che è: il becero rappresentante di una classe politica incapace di governare questo paese al di là dei suoi miseri maneggi e assolutamente inadeguata nell’analisi della società contemporanea. Va sottolineato che i cittadini italiani non si devono rassegnare a vedere gli stranieri che violano apertamente leggi e costumi del paese che li ospita ma la domanda di fondo è la seguente: come possiamo fare una qualunque ramanzina a questi soggetti se noi siamo i primi a tollerare da decenni un paese in preda all’anarchia legale e morale e il cui Presidente del Consiglio è pienamente l’emblema di questa illegalità? Gli italiani hanno diritto di non vedere stravolti i loro costumi e di vivere in una nazione sicura e progredita ma gli stranieri hanno altrettanto il diritto di non essere considerati carne da macello, lavoratori al nero sottopagati o tenuti comunque sotto scacco dall’assurda normativa vigente.