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gennaio 29, 2012

Oscar Luigi Scalfaro: la verità sul “ribaltone”

di librovolante

intervista di Ennio Passalia

In occasione della notizia della morte del Presidente Scalfaro, grande servitore della Repubblica, ripubblichiamo questa intervista esclusiva di Ennio Passalia sul presunto “ribaltone” del 1994 denunciato per anni da Berlusconi. L’intervista apparve nel numero cartaceo n. 1/2006 del Libro Volante nel maggio di quell’anno, sei anni e mezzo fa. Con questo piccolo tributo ci uniamo al cordoglio nazionale. (La redazione)

Presidente Scalfaro, secondo alcuni commentatori, al momento della crisi del governo Berlusconi nel dicembre 1994, Lei avrebbe potuto benissimo permettere la nascita di un governo del “ribaltone”, cioè formato dai partiti che avevano perso le elezioni e dalla Lega Nord, in quanto l’introduzione della nuova legge elettorale maggioritaria, non aveva modificato la natura parlamentare della Repubblica. Non insensibile al nuovo clima politico, Lei volle invece coinvolgere il presidente del Consiglio dimissionario nella scelta del proprio successore. Come maturò quella scelta? E come considera oggi la richiesta di elezioni anticipate avanzata dal Polo alla fine del ‘94? Legittima, come dichiarò in un primo momento?

I costituenti hanno voluto un capo dello Stato che, quando tutti i poteri funzionano, è notaio. Io ho sempre ritenuto che non è sufficiente per sciogliere il Parlamento che esso non sia in grado di indicare col 51 per cento un presidente del Consiglio (come è successo più di una volta con me). Se non col 51 per cento dei parlamentari magari può indicarlo con un 35 – 40, che presentandosi in aula si può sperare che diventi il 52. Nel momento in cui il Parlamento non è idoneo per nulla io devo scioglierlo. Ossia il Parlamento non è in grado di adempiere ai suoi compiti fondamentali. Un compito fondamentale è la designazione del capo dell’esecutivo.

gennaio 27, 2012

Le persecuzioni razziali in Val di Cornia

di librovolante

E’ uscito, nella Giornata della Memoria 2012 e per i tipi de La Bancarella (www.bancarellaweb.eu) il volume di Andrea Panerini “Elementi così sospetti così sospetti e poco desiderabili. Le persecuzioni razziali in Val di Cornia (1938-1945)” nella collana “Biblioteca del Libro Volante”
“Nelle località costiere della nostra provincia e specialmente in Castiglioncello e Quercianella si vanno trasferendo intere famiglie ebree, alcune delle quali si sono assicurate per abitarvi, anche isolate ville sul mare. Mi sembra che la presenza di elementi così sospetti e poco desiderabili in zone di indubbia importanza militare non sia da tollerarsi anche perché non influisce in modo tranquillizzante sullo stato d’animo della popolazione, e perciò, nel segnalarvi quanto sopra, mi permetto di prospettarvi l’eventualità di una Vostra azione diretta ad inibire il trasferimento di ebrei sul nostro litorale.” Ecco come venivano visti gli ebrei toscani nel dicembre 1923 dal federale fascista di Livorno. In questo volume Andrea Panerini ripercorre la vergognosa storia delle leggi razziali in Italia, degli ebrei di Piombino e della Val di Cornia, delle soffitte dell’Ospedale di Campiglia dove vennero internati dopo l’8 settembre 1943. Una pagina della nostra storia da far rivivere, per non dimenticare.

Andrea Panerini (1983) è studioso di Storia dei sistemi politici e costituzionali e di Storia della Chiesa. Attualmente sta completando gli studi teologici in vista del ministero pastorale nella Chiesa valdese. Delle sue ultime pubblicazioni segnaliamo la curatela della raccolta di scritti di Giuseppe Mazzini “Dal Concilio a Dio e altri scritti religiosi” (Claudiana, Torino, 2011). Per l’editrice La Bancarella ha recentemente pubblicato la silloge poetica “Litanie arabe” (2010) e la curatela della seconda edizione del volume di Giuseppe Mazzini “L’Italia, l’Austria e il Papa” (2011). E’ direttore della rivista “Il libro volante”.

Andrea Panerini, “Elementi così sospetti e poco desiderabili” Le persecuzioni razziali in Val di Cornia (1938 -1945). p. 66 ill., €. 9,00, Bross., Bib. Libro Volante n. 2, Piombino 2012 EAN 9788866150343

dicembre 11, 2011

Il governo Monti e la stella della finanza

di librovolante

Solo il conflitto sociale potrà essere un antidoto all’incombente postdemocrazia

editoriale di Rossano Pazzagli

La finanza non può essere lo specchio della società e i mercati finanziari globali non possono determinare il destino politico delle nazioni. Quando ciò avviene, come nell’Italia attuale, vuol dire che siamo di fronte a un modello degenerato dell’economia e ad una totale debacle della politica intesa come interprete dell’interesse pubblico e collettivo. È la postdemocrazia al potere.
Il passaggio dal governo Berlusconi al governo Monti costituisce un terreno di analisi eccezionalmente ricco e rivelatore dei caratteri di quella degenerazione, degli effetti di un capitalismo distruttivo sul piano sociale e ambientale di cui forse non ci rendiamo ancora sufficientemente conto. Ci vorrà un po’ di tempo prima di disporre di analisi metodologicamente corrette sul valore paradigmatico e rivelatore di tale passaggio.

dicembre 1, 2011

Storia di un impiegato d’amore precario

di librovolante

racconto di Vanessa Lorusso*

Paolo era nato in una fredda sera d’inverno, in un giorno anonimo dei primi anni ’80. Per tutta la sua infanzia era cresciuto credendo alla poesia delle favole, alla potenza degli sguardi amici, al senso di libertà di una corsa nei prati, alla grandezza della natura in ogni suo ciclo stagionale. Ancora ragazzetto aveva deciso di iniziare subito il suo lavoro d’impiegato d’amore. Di questo lavoro sapeva poco, perché, in verità, l’amore era una professione del tutto sconosciuta per lui. I suoi genitori lavorarono per diversi anni come soci svolgendo saltuari lavoretti occasionali di compagnia reciproca, e la loro non era mai stata una collaborazione fruttuosa. Per lui, dunque, la professione d’amore non solo era un’isola sconosciuta, ma era addirittura un salto nel vuoto senza paracadute. E così mosse i primi passi, inconsapevole, per cercare di imparare ciò che fino ad allora aveva sentito solo mormorare da quei pochi che avevano finalmente trovato un posto fisso nel settore. Trovò solo impieghi occasionali o a tempo determinato, che spesso finivano con una porta chiusa alle spalle, talora anche bruscamente. Approdò quindi in quella che era ritenuta la più seria delle aziende del settore, ma a quel punto la sua inesperienza, figlia di tutti i precedenti insuccessi, lo colse impreparato e rassegnò le sue dimissioni, per non deludere chi, con tanta grazia, gli aveva dato una così ghiotta occasione di riscatto professionale.

novembre 15, 2011

Breve riflessione sulla dipendenza reciproca tra teatro e mondo

di librovolante

Nicola Lotto

Si entra nel teatro attraverso il mondo, mondo che è sacro, mondo che è imperfetto, si entra nel teatro attraverso la consapevolezza di una bruttezza indistruttibile. La bruttezza della vita. Si abbraccia questa bruttezza e si dimentica ciò che è bello. [...] Non vorrei dare pièces di dolore, di problemi, di idee difficili, ma di gioia, piacere, riso, esultanza, non risate crudeli, niente satira, ma gioia. Ma è faticoso provare gioia, e quindi ancora più faticoso conoscere la gioia, quando si è pallidi e il mondo è estraneo e moribondo. Desiderio di un teatro diverso, che valga ciò che siamo realmente, speranza che il teatro cambierà, ma quel che vogliamo davvero è cambiare noi stessi, cambiare tutti insieme, e che cambiando cambi il mondo.
(JULIENE BECK)

Dallo studio etimologico del termine Teatro emerge la parola latina Theàtrum, che deriva a sua volta dal lemma greco Theatron che indica il luogo destinato agli spettacoli e derivante da Theaomai, che denota l’atto del guardare, la vista. Quello che emerge da questa descrizione è la constatazione che il Teatro si manifesta sempre in presenza di una percezione, l’atto della visione è quindi fondamentale ed il pubblico che assiste ad una qualsiasi rappresentazione teatrale è parte integrante dello spettacolo stesso perché il teatro nasce e si sviluppa in seno ad una collettività e questo è lo specifico di un’arte eletta che propone la condivisione del pubblico come società che assiste ad uno spettacolo ma anche la riflessione privata e doverosa, l’empatia di uno spettatore affascinato dalla finzione scenica ma anche la necessità di una presa di coscienza critica che si sta assistendo ad una rappresentazione, ovvero ad una finzione che non vuole sostituirsi al reale ma che vuole studiarlo cercando di dispiegarlo e spiegarlo in tutte le sue tensioni e complessità.

luglio 14, 2011

Una poesia di Nicola Lotto

di librovolante

Le parole sono fumo
sono perle nel mistero
sono rose abbandonate
e incatenano il pensiero.

Le parole sono neve
buone per una stagione
le dimentichiamo presto
non rivelano le cose.

Le parole sono un rito
che addormenta la mia pena
un bouquet di suoni ed aria
che si offrono alla sera.

Le parole che io uso
per ucciderti od averti
son divinità perdute
che s’inchinano ai tuoi occhi.

Nicola Lotto

aprile 3, 2011

L’Italia unita in versi: i poeti del Risorgimento

di librovolante

Matteo Bianchi

L’atto finale del Congresso di Vienna, datato 9 giugno 1815, ridette all’Europa l’assetto precedente all’Impero napoleonico, restaurando in Italia gli antichi sovrani. Il ritorno di un passato greve, con le dinastie rovesciate a fatica di nuovo al potere, il Papa sul trono dello Stato Pontificio e il dominio austriaco riaffermato nell’Italia settentrionale, poté forse sembrare, a gran parte della popolazione, una realtà mentalmente sopportabile, ritrovate le pratiche quotidiane. A una congerie contraddittoria e anacronistica di piccoli regni, principati e domini stranieri subentrò così uno stato unitario che si impose sulle barriere interne della penisola, dando leggi comuni agli Italiani. Ma le fece davvero crollare? Il dibattito è aperto; con tutta probabilità i dissidi odierni sono i resti di allora, quando assai ristretta era la classe culturale trainante, la quale aveva a cuore il bene di tutti. Ciò nonostante, nel territorio scoppiarono subito sporadici, ma intensi fermenti di un’ansia rinnovatrice e trasformatrice, che si sarebbero presto diffusi dappertutto, dando vita ad una feconda irrequietezza, una lotta al presente del nuovo contro il vecchio.
In campo artistico ci fu una grande fioritura, spesso legata all’attività politica. Gli avvenimenti dell’epoca – di notevole impatto, anche perché implicavano un rinnovato sentimento d’identità nazionale – erano infatti tali da incidere profondamente sull’animo degli artisti, tanto da stimolare in molti di loro ispirazioni di intenso patriottismo.

febbraio 12, 2011

I paesi arabi, i giovani e i loro sogni

di librovolante

Editoriale-testimonianza di Giuliano Boffardi

Quello che sta avvenendo in questi giorni nella fascia settentrionale dell’Africa costituisce una di quelle occasioni che la storia, normalmente, non è prodiga di offrire. Intere popolazioni si stanno ribellando ai loro governi rivendicando pane e democrazia: il semplice e genuino “hot-dog” per cui, da sempre, il mondo fa un passo in avanti e cambia assetti che parevano immutabili.
Tuttavia ho l’impressione che l’attenzione dei governi, ma anche delle popolazioni dei paesi occidentali – tra cui il nostro – sia inadeguata all’importanza del fenomeno. Evidentemente, al di là dei tanti discorsi e delle professioni di fiducia verso il futuro del continente nero, espressi da tutti, compresa la nostra Sinistra, avevamo archiviato l’idea di una emancipazione di questi popoli in tempi medio-brevi.
Anche se giuravamo di saper ben distinguere tra la maledizione del fondamentalismo religioso e le istanze moderne e laiche di quel mondo, di fatto pensavamo che occorressero ancora molti lustri prima di vedere processi nuovi di sviluppo e di democratizzazione da quelle parti. E invece…