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luglio 5, 2011

Plaza del Sol “dell’Avvenire”?

di librovolante

Editoriale di Enrico Beni

È iniziata la rivoluzione? Un nuovo Risorgimento ha scosso l’Africa, ora scuote l’Europa. I Giovani “carbonari” son tornati! Si! Ma senza dei Leader e dei programmi i precostituiti; e questa è una debolezza, che porta prima o poi a ritornare nell’anonimato senza aver lasciato traccia della propria presenza.
Tutte le rivoluzioni che funzionano devono avere una meta, o più mete condivise, chiare e realizzabili. La protesta in se non porta a nulla, al massimo all’anarchia (non la vera Anarchia con la A maiuscola che è un ideologia rispettabile anche se non da tutti condivisibile), alla violenza gratuita.
Tutti si sentono capaci di cambiare il mondo perché la rabbia e la voglia di riscatto creano una forte dose di “adrenalina” facendo credere che tutto è possibile; e che gli avversari, qualunque essi siano, i partiti, il potere o il capitale dinanzi a questa protesta si arrenderebbero con facilità,lasciando campo libero al nuovo. Ma non è così! Quando dinanzi alla forte ed inaspettata resistenza di questi i contestatori si ritrovano spiazzati al massimo alcuni si sacrificheranno suicidandosi come eroi o “Kamikaze” mentre la maggioranza abbandonerà il campo sentendosi marchiati come “perdenti” e non saranno più capaci di rialzare la testa, ma anzi, si abbruttiranno con le droghe, l’alcol o divenendo i nuovi “barboni”, disadattati sociali e politici senza prospettive.
Chi oggi è nella Plaza del Sol deve prendere coscienza che per combattere le ingiustizie e lo strapotere deve combattere con le “sue armi”.

settembre 24, 2010

Né uno né due. Qui è a rischio il pluralismo

di librovolante

Una riflessione sull’attuale momento politico

Editoriale di Rossano Pazzagli

Il maggioritario è stato un pernicioso equivoco. L’idea affermatasi fin dagli anni ’90 che due soli schieramenti, o addirittura due soli partiti, potessero garantire meglio di molti una maggiore stabilità e governabilità al Paese si è rivelata sbagliata e controproducente: essa non ha generato la stabilità necessaria per le riforme (quelle «riforme mancate» che sono una delle chiavi interpretative della storia repubblicana italiana) ed ha finito per ridurre gli spazi della democrazia e della partecipazione. Anzi, essa pare aver generato mostri, fino alla messa in discussione della carta costituzionale. L’attuale situazione politica altro non è che il frutto amaro di questo equivoco. Di due partiti non possiamo parlare, visto che il PDL si è sciolto come neve al sole, infranto dall’incapacità di costruire sotto l’egida berlusconiana la casa comune di una destra moderna ed europea, espressione dei ceti borghesi ancorati ai valori dell’autorità, dell’individualismo, del liberismo e della disciplina; e perché l’altro progetto – quello del PD – si è consumato nell’incertezza della propria identità e nell’assenza di una visione alternativa della società, finendo per perdere (ma questo è un processo assai più lungo) la rappresentanza dei ceti più deboli, delle «masse» come giustamente si diceva una volta.