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novembre 23, 2010

E la politica inventò l’antipolitica…

di librovolante

Rossano Pazzagli

L’impegno civico diffuso e la partecipazione sono un grande tema da cui dipende il destino delle democrazie contemporanee. Essi traducono in linguaggio politico l’interesse dei cittadini per le cose che li riguardano ed esprimono il punto di vista della comunità sulle scelte di governo. Sono cioè alla base del sentimento democratico.
Negli ultimi decenni la crisi della militanza partitica come forma della partecipazione democratica, collegata al tramonto del partito di massa inequivocabilmente attestato dal calo degli iscritti di tutti i partiti storici più o meno trasformati e trasfigurati, ha determinato la ricerca di nuove vie di impegno sociale e un forte indebolimento della rappresentanza politica a tutti i livelli, dal parlamento ai consigli comunali. Al dato quantitativo va aggiunto quello qualitativo, caratterizzato da patologie gravi nelle relazioni tra elettori ed eletti e nell’uso della comunicazione politica, che hanno raggiunto il loro apice nel berlusconismo. Parlo di berlusconismo, non solo di Berlusconi, dunque, ma di tutti coloro – politici o amministratori – che hanno a noia i blog, i comitati e tutte le altre forme di aggregazione che negli ultimi anni sono nati prontamente di fronte a scelte significative caratterizzate da un impatto sociale o ambientale, riguardanti in primo luogo il territorio,il paesaggio e in genere il consumo delle risorse di base.

settembre 24, 2010

Né uno né due. Qui è a rischio il pluralismo

di librovolante

Una riflessione sull’attuale momento politico

Editoriale di Rossano Pazzagli

Il maggioritario è stato un pernicioso equivoco. L’idea affermatasi fin dagli anni ’90 che due soli schieramenti, o addirittura due soli partiti, potessero garantire meglio di molti una maggiore stabilità e governabilità al Paese si è rivelata sbagliata e controproducente: essa non ha generato la stabilità necessaria per le riforme (quelle «riforme mancate» che sono una delle chiavi interpretative della storia repubblicana italiana) ed ha finito per ridurre gli spazi della democrazia e della partecipazione. Anzi, essa pare aver generato mostri, fino alla messa in discussione della carta costituzionale. L’attuale situazione politica altro non è che il frutto amaro di questo equivoco. Di due partiti non possiamo parlare, visto che il PDL si è sciolto come neve al sole, infranto dall’incapacità di costruire sotto l’egida berlusconiana la casa comune di una destra moderna ed europea, espressione dei ceti borghesi ancorati ai valori dell’autorità, dell’individualismo, del liberismo e della disciplina; e perché l’altro progetto – quello del PD – si è consumato nell’incertezza della propria identità e nell’assenza di una visione alternativa della società, finendo per perdere (ma questo è un processo assai più lungo) la rappresentanza dei ceti più deboli, delle «masse» come giustamente si diceva una volta.

gennaio 13, 2010

Gino Strada. Dalla parte delle vittime

di librovolante

Rossano Pazzagli

M. Lancisi, Gino Strada. Dalla parte delle vittime, Milano, Piemme, 2009, 224 pp., 15,50 euro.

Un libro che è soprattutto un punto di vista, la ricostruzione di un percorso d’impegno civile come occasione per riflettere sui temi generali dei diritti umani, della pace e della guerra, infine della politica. Questa riflessione non è preconfezionata dall’autore, che da esperto giornalista riesce a far parlare i fatti non omettendo però di sottolineare i passaggi principali, ma come stimolata e suggerita al lettore. Il percorso di Gino Strada, il chirurgo di guerra fondatore di Emergency, offre a Lancisi una materia ricca e penetrante alla quale egli dà forma con una narrazione arricchita da due interviste finali al protagonista e da altre interviste a personaggi amici di Strada (Giovanni Bianchi, Mario Capanna, Massimo Toschi), che fanno venire fuori la figura e il senso dell’impegno militante di Strada: un uomo fuori dal coro, autonomo, non incline a compromessi, sempre dalla parte delle vittime che sono il frutto inevitabile di ogni guerra, ciò che spesso i poteri di guerra chiamano burocraticamente e cinicamente “effetti collaterali”.

gennaio 4, 2010

Il buco nell’acqua – Gestione del servizio idrico e crisi della democrazia negli ultimi quindici anni

di librovolante

Rossano Pazzagli

Nel 1994 in tanti salutarono la cosiddetta legge Galli (n. 36) come uno strumento per promuovere uguaglianza e condizioni migliori per la gestione dell’acqua in Italia. Invece, a dispetto degli stessi principi affermati dalla legge, essa ha finito per costituire l’inizio della fine dell’acquedotto come servizio pubblico comunale, risalente agli inizi del ‘900 quando, sotto il governo Giolitti, il Parlamento approvò una legge nazionale per la municipalizzazione degli acquedotti. Come in altri Paesi europei e negli Stati Uniti, allora furono i problemi igienico-sanitari, gli alti costi per i cittadini e la necessità di estendere il servizio alle fasce più deboli della popolazione, a spingere verso la pubblicizzazione del servizio idrico.
Novant’anni dopo, proprio con la legge Galli, approvata durante il primo governo Berlusconi, sotto le mentite spoglie di buoni principi si apriva di fatto la strada della privatizzazione di questo servizio pubblico, invertendo un approccio secolare ed espropriando i comuni di un compito essenziale: quello della distribuzione dell’acqua potabile e della raccolta dei reflui. Se i principi generali definiti nei primi articoli della legge riprendevano concetti condivisibili (tutte le acque sono pubbliche e costituiscono una risorsa da salvaguardare ed utilizzare secondo criteri di solidarietà; ogni uso delle acque va effettuato salvaguardando i diritti delle generazioni future; gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse, priorità del consumo umano sugli altri usi, superamento della frammentazione delle gestioni…), di fatto l’istituzione del servizio idrico integrato (acquedotto, fognature, depurazione) e la sua riorganizzazione sulla base di ambiti territoriali ottimali (ATO), che sarebbero divenuti gli effettivi titolari del servizio, che avrebbero poi affidato in gestione a soggetti aziendali, ha aperto un varco legalizzato all’ingresso dei privati nella gestione ed ha inferto un colpo mortale al ruolo dei comuni rispetto ad una risorsa così importante per i cittadini e per il territorio.

dicembre 2, 2009

La sinistra che non c’è… e quella che potrebbe esserci

di librovolante

Rossano Pazzagli

Che cos’è ormai la sinistra italiana? a livello politico (p minuscola) essa sembra ridotta ad un amalgama di presunte identità ‘quasi personali’, a frammenti di ceto politico che sopravvivono a stento, a pochi gruppi o piccoli partiti da rianimare; a livello sociale forse l’idea di sinistra esprime ancora un comune sistema di valori (meglio sarebbe parlare di principi, come l’uguaglianza, la giustizia, la solidarietà…) eternamente in attesa di essere tradotti in una visione della democrazia, in pensiero e azione Politica (P maiuscola). Malgrado ciò che dice Berlusconi, che ossessivamente vede comunisti anche dove non sono più, il Partito Democratico è, nei suoi apparati e nella linea fin qui seguita, sostanzialmente fuori dalla sinistra, non appare più un partito della sinistra laica e socialista ispirata a principi storici e valori comuni. Attendiamo di vedere se il nuovo partito annunciato da Bersani riuscirà ad inventare qualcosa per dare al Pd una fisionomia socialista e alternativa, ma non credo, almeno a giudicare dall’atteggiamento tenuto rispetto a questioni poste recentemente sul tappeto, come ad esempio quella dello scudo fiscale, o quella del crocifisso nei luoghi pubblici o il disegno di legge Gelmini sull’Università. Sono solo tre casi, ma in nessuno di questi esso ha saputo esprimere l’idea di un’alternativa netta al centro-destra.

novembre 30, 2009

Si riparte…

di librovolante

editoriale di Andrea Panerini

Non è facile concepire l’editoriale sul primo numero di una rivista o per la riapertura della stessa. Sono quindi in grosso imbarazzo nel dover scrivere questo pezzo.
Finalmente, rieccoci qua, possiamo dire. Dopo mille avventure e peripezie Il libro volante riprende le sue pubblicazioni, seppur limitate alla sola edizione on line.  L’esperienza del trimestrale cartaceo ha prodotto due numeri di grande spessore ma anche un limitato numero di abbonamenti e un discreto disavanzo di bilancio e questo fattore, unito al disincanto provocato in molti collaboratori, ci ha indotto a sospendere le pubblicazioni. E’ per me onore molto grande riassumere la direzione, per la seconda volta, di questa gloriosa rivista. La sede legale dell’editrice è a Piombino ma quella reale della redazione è a Firenze anche se ancora non abbiamo un indirizzo dove farci spedire i materiali. Perciò vi invito, provvisoriamente, a inviare tutti i materiali non riducibili dentro una email all’indirizzo dell’editrice fino a quando non vi comunicheremo la variazione.