Elena Ciurli*
Cos’è lo spazio virtuale? Ormai un luogo della quotidianità che ci appartiene e al quale apparteniamo a nostra volta. E’ la “Bibbia del Sapere”, tutta la realtà-totale (o quasi), ma anche un affascinante luogo di socializzazione con l’altro, dove poter essere chiunque, ma forse anche riuscire ad esprimere la parte più inconscia e profonda di sé.
Viene dunque da pensare, per associazione di idee, che lo spazio virtuale sia al contempo una rappresentazione del reale e l’espressione del nostro spazio interno.
All’interno di questa dimensione, è fondamentale il ruolo svolto dalla letteratura cyberpunk.
Attribuirle una definizione o descrivere oggettivamente che cosa essa sia è compito arduo, per la sua natura poliedrica, ibrida, complessa, caratterizzata da una componente letteraria e da una più propriamente socio-politica. R.Scelsi, uno dei fondatori di “Decoder”, storico magazine che tratta dello scenario underground digitale, definisce la letteratura cyberpunk “un ottimo cavallo di Troia” attraverso cui “si offre l’opportunità…di aprire un nuovo enorme campo di produzione di immaginario collettivo, capace di scardinare la tenace cappa immaginativa esistente, dalla quale da più tempo si è compressi” (“Cyberpunk: antologia di testi politici”, ed. Shake, 1990). R.Scelsi afferma la necessità di riappropriarsi dei temi che hanno ispirato il cyberpunk, scaturiti dai movimenti controculturali, per poter rispondere “al paradosso comunicativo che caratterizza la fase attuale della società: un mondo che mai è stato così mediatico, ma anche mai così povero quanto a comunicazione reale”. La tecnologia, quindi, è così intesa quale terreno fertile per nuove possibilità di comunicazione reale, per espressioni artistiche e creative tout court.
Il movimento cyberpunk può essere inserito essenzialmente nel filone della fantascienza e, a livello temporale, può essere collocato negli anni ’80. Gli scrittori che ne hanno fatto parte hanno vissuto in prima persona il cambiamento profondo del rapporto con la tecnologia, diverso da quello post-bellico, dal boom economico, acritica esaltazione del consumismo.
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