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novembre 15, 2011

Breve riflessione sulla dipendenza reciproca tra teatro e mondo

di librovolante

Nicola Lotto

Si entra nel teatro attraverso il mondo, mondo che è sacro, mondo che è imperfetto, si entra nel teatro attraverso la consapevolezza di una bruttezza indistruttibile. La bruttezza della vita. Si abbraccia questa bruttezza e si dimentica ciò che è bello. [...] Non vorrei dare pièces di dolore, di problemi, di idee difficili, ma di gioia, piacere, riso, esultanza, non risate crudeli, niente satira, ma gioia. Ma è faticoso provare gioia, e quindi ancora più faticoso conoscere la gioia, quando si è pallidi e il mondo è estraneo e moribondo. Desiderio di un teatro diverso, che valga ciò che siamo realmente, speranza che il teatro cambierà, ma quel che vogliamo davvero è cambiare noi stessi, cambiare tutti insieme, e che cambiando cambi il mondo.
(JULIENE BECK)

Dallo studio etimologico del termine Teatro emerge la parola latina Theàtrum, che deriva a sua volta dal lemma greco Theatron che indica il luogo destinato agli spettacoli e derivante da Theaomai, che denota l’atto del guardare, la vista. Quello che emerge da questa descrizione è la constatazione che il Teatro si manifesta sempre in presenza di una percezione, l’atto della visione è quindi fondamentale ed il pubblico che assiste ad una qualsiasi rappresentazione teatrale è parte integrante dello spettacolo stesso perché il teatro nasce e si sviluppa in seno ad una collettività e questo è lo specifico di un’arte eletta che propone la condivisione del pubblico come società che assiste ad uno spettacolo ma anche la riflessione privata e doverosa, l’empatia di uno spettatore affascinato dalla finzione scenica ma anche la necessità di una presa di coscienza critica che si sta assistendo ad una rappresentazione, ovvero ad una finzione che non vuole sostituirsi al reale ma che vuole studiarlo cercando di dispiegarlo e spiegarlo in tutte le sue tensioni e complessità.

ottobre 10, 2010

Il teatro in Italia negli anni della lotta politica

di librovolante

Nicola Lotto

Sulla spinta del fervore rivoluzionario che alla fine degli anni ’60 infiammava la nostra penisola, non solo la canzone ma tutto il mondo dell’arte viene influenzato e coinvolto nella creazione di un genere innovativo, politicamente attivo e distante dalle antiche pratiche artistiche, considerate ormai inutili artefici borghesi. Anche il teatro italiano ovviamente risente di tale spinta propulsiva. La situazione complessiva del teatro italiano all’inizio degli anni ’60 non era delle più rassicuranti. Il rapporto tra il pubblico e il teatro, in termini di partecipazione agli spettacoli risentiva evidentemente della concorrenza spietata del cinematografo e della nascente televisione e nel ’63 riuscì a toccare il punto più basso di questa parabola discendente. La censura, imposta dal regime fascista alcuni anni prima, era stata opportunamente eliminata nel ’62, ma nonostante questo la censura di stato continuava ad agire e a reprimere gli spettacoli che rischiavano di mettere in pericolo lo spettatore con tematiche che evadevano i consueti principi morali.

dicembre 7, 2009

Il teatro come sviluppo civile

di librovolante

Nicola Lotto

Quasi un anno fa ricordo di aver assistito ad uno spettacolo al Teatro Verdi di Padova che mi fece pensare molto intensamente al rapporto tra l’espressione artistica in generale e lo sviluppo delle coscienze civili, intendo la capacità dell’arte di sbarbarizzare l’individuo e renderlo conscio del suo essere uomo tra uomini. Lo spettacolo in questione era La commedia di Candido del giovane Stefano Massini, con la regia di Sergio Fantoni. Lo spettacolo si ispirava al famoso Candido di Voltaire, senza attingere drammaturgicamente dal testo del filosofo francese, ma costruendo un intreccio divertente ispirato ai personaggi storici che ruotano intorno al Candido. Ne uscì una commedia esilarante e fantasiosa che svelava sulla scena intrighi rocamboleschi, irridenti caricature di famosi personaggi della società dell’epoca e le loro ansie circa la pubblicazione del Candido. La ridicolizzazione della quotidianità e delle debolezze di personaggi celebri come Diderot, Rousseau e Voltaire, tutti interpretati da Vittorio Viviani, offriva un’ immagine caricata e farsesca degli stessi, creando uno spettacolo divertente e comico che sfruttando al meglio certi giochi di parole e allusioni metaforiche, garantiva la risata del pubblico, o perlomeno del pubblico padovano. Ma poco importa qui un’analisi dello spettacolo teatrale, piuttosto c’è da esaminare quanto un testo comico e leggero possa contribuire al risveglio della coscienza dell’individuo. Ma allora la distinzione non sta proprio tra teatro comico e teatro tragico, ma piuttosto tra teatro frivolo e teatro impegnato.