gennaio 5, 2011
di librovolante
Riccardo Papi*
Gli ultimi due secoli dell’era contemporanea si caratterizzano inevitabilmente per l’ingresso delle masse nella vita politica delle nazioni occidentali. Questo fenomeno, a tratti presente anche nelle periodizzazioni precedenti in forma sporadica, si evolve, ramifica, radica e manifesta in modi e forme mai conosciute, laddove i primi partiti di massa diventano l’espressione più tangibile di tale ingresso.La cultura e la civiltà europee, sulla scorta di pensatori quali Locke, Hobbes, Montesquieu, Voltaire, Rousseau e molti altri, cercava di elaborare il proprio futuro Politico, estendendo il termine in senso quasi assoluto, in un sistema, quello di Ancien regime , che era inevitabilmente giunto al culmine delle sue contraddizioni e sotto la spinta di un pensiero che puntava, anche e soprattutto attraverso il ruolo della scienza sperimentale, a modificare il ruolo dell’uomo nell’universo. Galileo aveva vinto, il principio d’autorità cadeva. L’uomo, non più immerso in una società organicistica, capiva i meccanismi fisici del mondo e inventava un soggetto astratto (non più ben delineato in quanto “appartenente a”) titolare di diritti e doveri sulla base di un contratto. Il 1789 non rappresenta solo una rivolta fiscale che diventa sociale e politica, non rappresenta solo un fatto epocale che sfociò nel terrore, nel Bonapartismo, nella restaurazione. Il 1776, 1789, 1848, sono momenti di riposizionamento dell’uomo, ora astratto, nel Cosmo in qualità di soggetto attivo e aggressivo, consapevole ora come mai di una potenza nascosta ineguagliabili e non sfruttate.
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dicembre 7, 2009
di librovolante
Nicola Lotto
Quasi un anno fa ricordo di aver assistito ad uno spettacolo al Teatro Verdi di Padova che mi fece pensare molto intensamente al rapporto tra l’espressione artistica in generale e lo sviluppo delle coscienze civili, intendo la capacità dell’arte di sbarbarizzare l’individuo e renderlo conscio del suo essere uomo tra uomini. Lo spettacolo in questione era La commedia di Candido del giovane Stefano Massini, con la regia di Sergio Fantoni. Lo spettacolo si ispirava al famoso Candido di Voltaire, senza attingere drammaturgicamente dal testo del filosofo francese, ma costruendo un intreccio divertente ispirato ai personaggi storici che ruotano intorno al Candido. Ne uscì una commedia esilarante e fantasiosa che svelava sulla scena intrighi rocamboleschi, irridenti caricature di famosi personaggi della società dell’epoca e le loro ansie circa la pubblicazione del Candido. La ridicolizzazione della quotidianità e delle debolezze di personaggi celebri come Diderot, Rousseau e Voltaire, tutti interpretati da Vittorio Viviani, offriva un’ immagine caricata e farsesca degli stessi, creando uno spettacolo divertente e comico che sfruttando al meglio certi giochi di parole e allusioni metaforiche, garantiva la risata del pubblico, o perlomeno del pubblico padovano. Ma poco importa qui un’analisi dello spettacolo teatrale, piuttosto c’è da esaminare quanto un testo comico e leggero possa contribuire al risveglio della coscienza dell’individuo. Ma allora la distinzione non sta proprio tra teatro comico e teatro tragico, ma piuttosto tra teatro frivolo e teatro impegnato.
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